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Dicono di noi / Promopress allarga il tiro

Prima Comunicazione

Promopress allarga il tiro

Dopo le agenzie, anche le imprese, le associazioni, le istituzioni, gli organismi non profit e le università dovranno pagare i diritti agli editori di giornali per gli articoli inseriti nelle rassegne stampa. Intanto prosegue la causa con le agenzie ‘ribelli’

Dopo le società di media monitoring e i clipping service, anche le imprese in generale, le associazioni, gli organismi non profit, gli enti pubblici e le università dovranno pagare i diritti agli editori di giornali per gli articoli inseriti nelle rassegne stampa. Il Repertorio Promopress, l’organismo istituito nel luglio 2012 dalla Fieg, Federazione italiana editori giornali, con il compito di raccogliere i compensi per il diritto di riproduzione e utilizzo degli articoli sulle rassegne, ha messo a punto infatti cinque nuovi modelli di licenza: Business, per le imprese; Asso, per le associazioni di categoria, gli ordini e gli studi professionali; No-Profit, per le onlus e le ong; Pa, per gli enti pubblici nazionali, regionali e locali; e Edu per le università, le scuole e gli enti di ricerca. Con la sottoscrizione di queste licenze i soggetti indicati acquistano, dietro pagamento di un corrispettivo, la facoltà di realizzare rassegne stampa cartacee o digitali e di distribuirle a un certo numero di utenti; inoltre acquisiscono il diritto di pubblicare a titolo gratuito un massimo di cinque articoli al giorno nella sezione ‘Dicono di noi’ del proprio sito web, con la dicitura “Su licenza degli editori aderenti al Repertorio Promopress”. Quello che cambia, nelle cinque licenze, è l’ammontare dei corrispettivi. Nel caso della licenza Business si va da 1.296 euro fino a 25 utenti a 12.244 euro oltre i 5mila utenti. Per la licenza Asso, il range va da 1.080 euro a 10.203; per la licenza No-Profit si va da 432 a 4.081 euro; per la licenza Pa si parte da 864 euro per arrivare fino a 8.162; infine per la licenza Edu da 648 a 6.122 euro. Bisogna pagare un corrispettivo anche per la pubblicazione sul sito web di articoli in numero superiore a quelli concessi gratuitamente, che – come abbiamo visto – sono cinque al giorno. Per la licenza Business si va da 1.684 euro fino a dieci articoli a 11.519 se si superano i 25 articoli al giorno; nel caso della licenza Asso il range va da 1.350 a 9.599 euro; per la licenza No-Profit da 518 a 3.682 euro; per la licenza Pa da 1.080 euro a 7.679; per la licenza Edu da 810 a 5.759 euro. Con questi cinque nuovi modelli di licenza si completa il quadro dell’offerta legale in materia di rassegne stampa, avviato nel luglio 2012 con la licenza Ars (Agenzie rassegne stampa). Una vicenda complessa e intricata che non ha visto ancora una conclusione definitiva. Soltanto alcune delle società che producono e distribuiscono i ritagli stampa hanno aderito infatti all’accordo, accettando di versare a Promopress una quota del proprio fatturato annuo che va da un iniziale 2% fino all’8% a regime, dal 2015. Le agenzie che aderiscono al Repertorio Promopress attualmente sono 16: 109Press, Buon Vento, Dailyou (SimplyBiz), Emeropro 99, Infojuice (Euregio), Intermedia, Kantar Media, Mimesi, Novaetica, PiùPress, Press & Image 2001, Press Line, PressToday, Selpress Media Monitoring & Newsbank, Telpress Italia, VoloPress (Volocom). Quattro di queste – Mimesi, Euregio, PressToday e Telpress – hanno dato vita nei giorni scorsi a FederRassegne (blog.federrassegne.it), associazione che per statuto raggruppa solo le agenzie di rassegna che rispettano il diritto di proprietà intellettuale aderendo al protocollo Promopress. Presidente è stato nominato Pasquale D’Innella Capano, amministratore unico di Telpress Italia, vice presidente Marina Bonomi, amministratore delegato di Mimesi. La nuova associazione vuole spingere il mercato a rivedere i vecchi schemi di acquisto e sfruttamento dei ritagli per aprirlo a soluzioni più moderne e innovative; tra gli obiettivi anche una legge sulle lobby e regole nuove, uguali per tutti, sui bandi di gara. Altre agenzie, come l’Eco della Stampa, una delle maggiori imprese del settore in Italia, si sono invece rifiutate di aderire e hanno costituito fin dal 2012 una loro associazione, AssoRassegne Stampa (www.assorassegne.org), per contrastare quella che considerano una indebita pretesa degli editori. Datastampa, un altro big del settore che non ha aderito a Promopress, si è fatto promotore di una terza associazione di categoria, Unirass (www.unirass.it). Un anno e mezzo fa, il 4 dicembre 2013, 58 imprese editoriali che rappresentano le oltre 430 testate aderenti al Repertorio Promopress hanno citato in giudizio, presso il Tribunale di Milano, l’Eco della Stampa e Datastampa, per l’utilizzo e la commercializzazione di contenuti editoriali protetti dal diritto d’autore. Gli editori hanno chiesto in sostanza l’immediata cessazione della pubblicazione senza licenza degli articoli sulle rassegne e la condanna al risarcimento del danno “anche per il pregresso”, cioè dal luglio 2012, quando è stato costituita Promopress. Ma la giustizia, come si sa, ha tempi lunghi, in particolare quella civile. Nell’ultima udienza, il 14 aprile scorso, sono stati chiesti i termini per il deposito delle memorie istruttorie; solo dopo questa fase si entrerà nel merito. Intanto sono passati 16 mesi dall’avvio della causa. Nel tentativo di arrivare a una soluzione amichevole della questione, l’anno scorso era intervenuto il Pdln, Press database and licensing network, l’organismo internazionale che rappresenta le società di media monitoring. In una lettera inviata a Umberto Frugiuele dell’Eco della Stampa e a Massimo Scambelluri e Domenico Silvestri di Datastampa, il presidente di Pdln, Andrew Hughes, ha chiesto ai rappresentanti delle due società di riconsiderare la propria posizione in merito all’adesione a Promopress, e dichiarato la sua disponibilità ad assistere le parti in causa per arrivare a una soluzione “che rispetti i diritti di tutti”. Intanto la Fieg non è rimasta con le mani in mano. In questi mesi gli editori hanno cercato di allargare la platea delle società e delle istituzioni che aderiscono a Promopress. Gli ultimi due accordi riguardano la Camera dei deputati e il Senato per l’utilizzo degli archivi contenenti le rassegne stampa da parte di deputati, senatori, giornalisti parlamentari, studenti universitari, eccetera. Anche la Commissione europea ha chiesto l’autorizzazione all’utilizzo di articoli di giornale per la realizzazione di una rassegna stampa a uso interno. E si stanno muovendo anche le Regioni. Lo scorso dicembre Promopress ha siglato un accordo con Csi Piemonte – il consorzio di enti pubblici della regione – per la realizzazione di una rassegna rivolta agli enti consorziati. Csi Piemonte ha accettato di corrispondere a Promopress una somma forfetizzata, basata sui ricavi presunti, in linea con la fee dell’8% sul fatturato annuo stabilito dalla licenza Ars. Ora gli editori aderenti a Promopress aspettano le prime rendicontazioni degli incassi del Repertorio, relative al 2013 e al periodo pregresso. I rendiconti saranno inviati alle aziende editoriali entro il 30 giugno prossimo e gli importi saranno corrisposti entro il 30 settembre. Come viene effettuato il calcolo? Per il 2013 è stato adottato un modello di riparto dei corrispettivi che incrocia il numero di articoli inseriti in rassegna per ciascuna testata con il prezzo cui è commercializzato il servizio di rassegna stampa da ogni singola agenzia. In pratica, le agenzie indicano a Promopress il numero degli articoli inseriti annualmente in rassegna per ogni testata e l’ammontare del fatturato dei servizi di rassegne stampa, su cui si applicano le percentuali stabilite dalla licenza. Promopress procede poi a ripartire la quota tra le diverse testate in base al numero di articoli inseriti in rassegna e al prezzo di commercializzazione del servizio di rassegna stampa praticato da ciascuna agenzia. Gli articoli così valorizzati vengono infine accorpati per testata e per azienda editoriale. È prevista, inoltre, una soglia minima di compensazione, pari a 150 euro, garantita a tutti i partecipanti al Repertorio. C. C.

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