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Come funziona Immuni

Da lunedì 15 giugno l’app Immuni è operativa in tutta Italia. L’app era già disponibile sugli store digitali di Apple e Google dal 1° giugno, dopo aver avuto il via libera dal Garante della Privacy, mentre dall’8 è stata in fase di test in quattro regioni – Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia. Secondo i dati forniti dal ministero dell’Innovazione, a oggi l’app sviluppata dalla software house Bending Spoons (quella del celebre gioco Live Quiz) è stata scaricata da 2,2 milioni di persone.

COS’E IMMUNI

Ma cos’è Immuni?

Immuni è l’app scelta scelta dal Governo italiano per il contact tracing, ovvero il tracciamento dei soggetti risultati positivi al coronavirus. Scaricabile gratuitamente e in maniera volontaria da App Store e Play Store, Immuni ha un unico obiettivo: sapere se si è stati a contatto con un soggetto poi risultato positivo al coronavirus. L’app avvisa gli utenti con una notifica e poi, con la collaborazione dell’utente stesso, aiuta l’autorità sanitaria a monitorare il possibile contagio.

COME FUNZIONA

La tecnologia che sta alla base di Immuni è la cosiddetta Bluetooth Low Energy (BLE): la BLE non traccia gli spostamenti dell’utente, non ne ruba i dati e non salva nessun tipo di dato. Ma allora come funziona? Ecco gli step del suo funzionamento:

  1. Immuni associa a ogni telefono un codice casuale. Il codice è anonimo e crittografato.
  2. Quando due utenti Immuni entrano in contatto tra loro i dispositivi si scambiano i codici attraverso la tecnologia Bluetooth Low Energy: in questo modo l’app tiene traccia dell’avvenuto contatto senza scambiare nessun tipo di altro dato.
  3. Se uno dei due utenti Immuni risulta positivo al virus, gli operatori sanitari gli forniscono un codice di autorizzazione con il quale questi può scaricare su un server ministeriale il proprio codice anonimo.
  4. L’app Immuni consulta periodicamente i codici dei positivi presenti sul server ministeriale e li confronta con tutti i codici presenti sul dispositivo, ovvero quelli relativi ai dispositivi con cui si è stati in contatto.
  5. Se l’app riconosce tra i codici nella propria memoria il codice di un positivo invia una notifica all’utente.

Nella fase di “uscita” del dato dallo smartphone del singolo utente la trasmissione dei dati è cifrata e firmata digitalmente per garantire la massima sicurezza e riservatezza. A ogni contatto è associato un indice di rischio calcolato in base a due parametri, il tempo di contatto e la distanza. I parametri da cui dedurre se il contatto è stato pericoloso o meno variano da Paese a Paese. Nel caso dell’Italia il Ministero della Salute ha individuato i seguenti parametri che incidono sulla notifica del rischio:

  • oltre 15 minuti di contatto;
  • a meno di due metri.

Il messaggio di notifica invita l’utente ad adottare alcune regole di comportamento nonché a contattare il proprio medico di famiglia, che a sua volta provvederà a contattare il Dipartimento di prevenzione della Azienda sanitaria locale competente.

LE POLEMICHE

Fin dall’inizio si sono scatenate diverse polemiche su Immuni, dai dubbi generali su trasparenza e privacy fino alla reale utilità dell’app. Se le prime sono state almeno in parte smentite dai diversi chiarimenti sul suo funzionamento, le polemiche sull’utilità di Immuni non si placano. In effetti un’app del genere sarebbe utile se la scaricasse il maggior numero di utenti, ma non solo. Secondo il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 3 giugno 2020 potrebbero volerci almeno 90 giorni prima di poterla far funzionare in integrazione con il sistema sanitario e con il sistema informativo del Ministero. Inoltre non è ben chiaro cosa debba fare chi ha ricevuto la notifica di avvenuto contatto con un positivo e non ci sono disposizioni in merito.

Immuni sarà un valido aiuto o meno nella lotta al Covid-19? Solo il tempo potrà dircelo.

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